Perché il costo per clic (CPC), da solo, non dice se una campagna funziona

Un CPC basso non garantisce clienti. Cosa misura davvero il costo per clic e quali metriche usare al suo posto: costo per contatto, per cliente e margine.

Capita spesso che un cliente mi mostri un costo per clic molto basso come prova che le campagne funzionano. È un numero rassicurante, ma risponde a una domanda che non interessa a nessuno: quanto costa portare una persona sul sito. La domanda che conta è un’altra: quanto costa trovare un cliente.

In breve

Il costo per clic (CPC) dice quanto paghi una visita, non quanto ti costa un cliente. Un CPC basso può nascondere traffico poco interessato; un CPC alto può portare clienti a un costo inferiore. Le decisioni vanno prese sul costo per contatto qualificato, sul costo per cliente e sul margine che resta dopo la pubblicità.

Cosa misura davvero il CPC

Il CPC è la spesa divisa per i clic. Nelle campagne sulla rete di ricerca il suo valore dipende dall’asta: Google indica tra i fattori del ranking dell’annuncio l’offerta, la qualità dell’annuncio e della pagina di destinazione, la concorrenza e il contesto della ricerca, e precisa che annunci di qualità superiore spesso comportano CPC inferiori.

Quindi un CPC basso può avere due significati opposti. Può voler dire che annunci e pagina sono molto pertinenti. Oppure che stai comprando clic dove nessun concorrente vuole spendere, perché lì le persone non comprano. Il CPC da solo non ti dice quale dei due casi è il tuo.

Un esempio con i numeri

Due campagne con lo stesso budget, 600 €. I numeri sono un esempio di calcolo, non dati di un cliente.

Campagna ACampagna B
CPC0,30 €1,50 €
Clic2.000400
Tasso di conversione1%6%
Contatti2024
Costo per contatto30 €25 €
Contatti diventati clienti10% (2 clienti)25% (6 clienti)
Costo per cliente300 €100 €

La campagna A ha un CPC cinque volte più basso e porta cinque volte i visitatori. Eppure ogni cliente costa il triplo. Guardando solo il CPC si sposterebbe il budget sulla campagna sbagliata.

Perché ottimizzare per il clic peggiora le campagne

Le piattaforme ottimizzano per l’obiettivo che imposti. Se chiedi il maggior numero di clic al minor costo, il sistema cerca le persone che cliccano di più, non quelle che comprano. Per questo le strategie di Smart Bidding di Google Ads lavorano sulle conversioni o sul valore delle conversioni, non sui clic.

Perché funzionino, però, le conversioni devono essere quelle giuste. Se conti come conversione ogni visita alla pagina contatti, la piattaforma impara a trovare visitatori, non clienti. Meglio misurare moduli inviati e telefonate e, quando possibile, riportare nella piattaforma i contatti diventati clienti: Google Ads lo permette con le importazioni delle conversioni offline.

Le metriche da guardare al posto del CPC

MetricaCome si calcolaCosa ti dice
Costo per contatto (CPL)Spesa ÷ contattiQuanto costa una richiesta
Costo per contatto qualificatoSpesa ÷ contatti in targetSe arrivano le persone giuste
Costo per cliente (CAC pubblicitario)Spesa ÷ nuovi clientiQuanto paghi un cliente
ROASRicavi attribuiti ÷ spesaQuanto fatturato genera ogni euro investito
Margine dopo la pubblicitàMargine dei clienti − spesaSe la campagna ti fa guadagnare

Il ROAS va letto con cautela: si basa sui ricavi attribuiti dalla piattaforma, che non sempre coincidono con quelli incassati, e non tiene conto dei costi del prodotto. Per questo l’ultima riga della tabella è la più importante. Ho spiegato come calcolare il costo massimo sostenibile nell’articolo su quanto costa un lead.

Quando il CPC è utile

Il CPC non è inutile in assoluto: è un indicatore di diagnosi, non di risultato. Serve a capire se la concorrenza su una parola chiave sta crescendo, a confrontare annunci rivolti allo stesso pubblico e a stimare il budget necessario prima di partire. Diventa un problema solo quando si usa per decidere se una campagna funziona. Se stai scegliendo dove investire il primo budget, la guida alla pubblicità digitale per piccole imprese su StrategicamenteHub mette a confronto i canali.

Un CPC basso ottenuto con traffico fuori target, inoltre, ha un costo nascosto: il lavoro del commerciale su contatti che non compreranno. Per ridurlo serve prima di tutto un pubblico definito bene, come spiego nell’articolo sull’errore di parlare a tutti.

Domande frequenti

Cos’è il CPC?

Il costo per clic è l’importo medio che paghi ogni volta che qualcuno clicca sul tuo annuncio: si ottiene dividendo la spesa per il numero di clic.

Un CPC basso è un buon segnale?

Non necessariamente. Può dipendere da annunci molto pertinenti, ma anche da traffico poco interessato. Per capirlo bisogna guardare quanti clic diventano contatti qualificati e quanti contatti diventano clienti.

Come si abbassa il CPC su Google Ads?

Google indica che annunci di qualità superiore spesso comportano CPC inferiori: annunci pertinenti alla ricerca e pagine di destinazione utili aiutano. Abbassare il CPC però non deve essere l’obiettivo: conta il costo per cliente.

Quale metrica usare al posto del CPC?

Il costo per contatto qualificato per capire se arrivano le persone giuste, il costo per cliente per decidere dove investire e il margine dopo la spesa pubblicitaria per sapere se la campagna è in utile.

Da dove partire

Se il report delle tue campagne parte dal CPC, il primo passo è spostare l’attenzione sui contatti qualificati e sui clienti. Se vuoi capire dove il tuo account spende senza risultato, nella prima valutazione gratuita della consulenza di lead generation guardiamo insieme campagne, conversioni e vendite.

Fonti